Il Posto – Cucina ed eventuali già Osteria della Chiesa

Categoria: Concerti, Eventuali
30 gennaio 2010
22:30

AWN

marco_porcu

Marco Porcu – chitarra
Felice Del Gaudio – contrabbasso
Fabrizio Tito Cabitza – cajon

Per festeggiare l’Art White Night l’inedito progetto acustico del chitarrista Marco Porcu, virtuoso dello strumento la cui sensibilità si sviluppa tra il groove dell’Occidente e l’armonia del Mediterraneo. Accompagnato al contrabbasso da Felice Del Gaudio e al cajon da Fabrizio Tito Cabitza, il trio propone un flamenco-jazz d’autore unico nel suo stile.

Categoria: Concerti, Eventuali
29 gennaio 2010
22:30

lullo_mosso

In occasione di Arte Fiera – Art First lo spettacolo di teatro musicale firmato da “Lullo” Mosso – cantante, contrabbassista e fantasista – in sella al suo mototrabbasso, lo strumento-veicolo che permette di viaggiare, spostandosi tra una canzone e un’altra, in tutto il mondo della musica e in tutte le musiche del mondo.

Lullo Mosso è un pilota di mototrabbasso. Chi lo possiede ha la possibilità di spostarsi ovunque raccontando e cantando i personaggi e i suoni di un viaggio immaginario. Il nostro pilota, quasi “condannato” al movimento, vaga così nell’universo della musica raccontando storie e personaggi sotto forma di canzoni: il canto del cammelliere berbero, la composizione dodecafonica tedesca, il blues del missisippi, la sanfona amazzonica, la chanson esistenzialista francese, il rap, l’opera di Pechino, il bebop, la bulerias spagnola, la danza rituale africana… dando vita ad una galleria di personaggi che cantando in grammelot ci raccontano la loro musica.
Attraverso danze, canti e spericolate evoluzioni melodico-cinetiche Lullo Mosso si fa trasportare dal mototrabbasso monoruotato nelle sue imprevedibili derive nelle musiche del mondo.

Categoria: Eventuali, Mostre
29 gennaio 2010
19:00

lorenzoguaiasulposto

In occasione di Arte Fiera – Art First Il Posto ospita una personale di Lorenzo Guaia, bolognese, classe 1968, nella quale trovano spazio gli esiti più recenti di un cammino artistico iniziato nel 1995, grazie all’incontro con il pittore bolognese e futuro maestro Antonio Postacchini. Nel 2003 Guaia intraprende un percorso di ricerca formale completamente autonomo che nel tempo si articolerà in due filoni, concepiti e approfonditi separatamente, ma che talvolta dialogano nelle sue tele. Entrambi i progetti rivelano i debiti e le influenze di Guaia, stilistiche e teoriche, appassionato conoscitore e ammiratore di correnti e linguaggi artistici riferibili ai movimenti pop e minimal del secolo scorso.

Il primo filone si sviluppa intorno al tema del paesaggio urbano contemporaneo, dominato da palazzi, acquedotti o complessi industriali abbandonati, riprodotto sulla tela in maniera oggettiva, lineare e realistica, al limite del fotografico. La gamma di colori ridotta al minimo, circoscritta in molti casi alle sfumature neutre del bianco e del grigio intervallate talora da tratti e macchie gialle e verdi, contribuisce a distorcere ed alterare la visione prospettica dell’intera scena, già falsata nelle fotografie, ottenute con grandangolo o teleobiettivo, punto di partenza per la realizzazione di ogni tela.

Il secondo filone utilizza le tecniche del collage di materiali e oggetti e più recentemente il decollage di manifesti pubblicitari per realizzare la base del quadro, che l’artista in un secondo momento rende uniforme ed omogenea verniciandola di bianco. Su questo fondo Guaia disegna oggetti estrapolati dalla vita quotidiana: pianoforti, tavolini da bar, cartelloni pubblicitari e sedie accatastate e chitarre. I contorni neri delle figure, grafici e molto marcati, sottolineano l’essenzialità delle linee e l’isolamento cromatico dell’oggetto rappresentato, percorrendo in questo modo la via della riduzione e semplificazione delle forme.

In entrambi i progetti i materiali utilizzati sono molteplici, spaziando dall’acrilico, allo smalto sintetico, al colore ad olio o al carboncino per i tratti neri disegnati, alla sabbia per le porzioni di pittura più materiche, mentre i supporti variano dalla tela, al legno, dall’alluminio all’acciaio.

I riferimenti stilistici, nonché tecnici ed iconografici, alle correnti pop e minimal sono tangibili nei due percorsi e nei loro esiti. L’utilizzo di un lessico formale semplice, essenziale ed oggettivo, e il cromatismo limitato si combinano infatti con la scelta dei soggetti tratti dall’universo quotidiano e con l’introduzione di tecniche e mezzi non tradizionali quali collage, decollage, fotografia, serialità e ready made, solo per citarne alcuni.

Categoria: Eventi speciali, Eventuali
28 gennaio 2010
21:00

mangia_con_i_piatti

Un classico del Posto in compagnia di Morra mc, dj di Radio Città del Capo, e in collaborazione con lo storico negozio musicale Disco D’Oro. La passione per la musica e la buona cucina sono gli ingredienti principali di una cena in cui tutti i commensali sono invitati a portare con sé i propri amati vinili, diventando co-autori della colonna sonora di una serata unica nel suo genere, in puro stile Alta Fedeltà di Nick Hornby.

Durante la cena, Morra mc, performer e dj, conduttore di Thermos e Class, trasmissione giornaliera di novità musicali su Radio Città del Capo, suggerirà una colonna sonora assecondando i gusti dei commensali, che potranno infatti intervenire sulle sonorità proposte portando con sé, naturalmente su disco, il pezzo da ascoltare durante la loro “cena ideale”. Sono ammessi tutti i generi musicali e tutti i formati in vinile, dal più antico e gracchiante ritrovato in soffitta a quello appena tolto dal cellophane, per un’inedita colonna sonora e un funambolico alternarsi di brani in cui confluiranno gusti e passioni diverse. Questo crea una situazione di interattività tra tutti i presenti in sala, che cenando dialogheranno idealmente tra di loro e con il maestro di cerimonia: ogni tavolo sarà dotato di lampade, manufatti unici creati attraverso un laboratorio manuale-espressivo frequentato da ragazzi diversamente abili, che accese al momento opportuno segnaleranno il desiderio del commensale di far ascoltare il proprio vinile, accarezzato dalle esperte mani di Morra mc.

Categoria: Eventi speciali, Eventuali
26 gennaio 2010
22:30

idra

Presentazione dell’ultimo album Idra

Mimmo Locasciulli – piano e voce
Matteo Locasciulli – contrabbasso

Dopo tre anni di silenzio torna in scena Mimmo Locasciulli, cantautore atipico e sottotraccia, con un disco intenso e raffinato che già nel titolo richiama diverse realtà: Idra è l’isola greca rifugio spirituale negli anni Sessanta di molti grandi artisti tra cui Miller e Cohen, ma anche il mitologico mostro a nove teste e i nove vizi capitali, combattuti e vinti dall’amore dell’uomo – Ercole – simbolo di riscatto in un mondo abbagliato troppo spesso da false illusioni.

Idra è il 17° album di Mimmo Locasciulli e viene pubblicato a quasi tre anni dal precedente Sglobal, con etichetta Hobo/Parco della Musica Records e distribuzione Egea Music. Un album di pregiata musica d’autore italiana ma dal respiro internazionale. Le registrazioni si sono svolte infatti negli studi Dubway di New York, poi completate nello Studio Hobo Recording, con un cast composto da tre musicisti considerati tra i migliori strumentisti al mondo: Greg Cohen al contrabbasso, Marc Ribot alle chitarre e Joey Baron alla batteria. Alle session italiane hanno partecipato due giganti musicisti del panorama jazz italiano come Gabriele Mirabassi al clarinetto e Stefano Di Battista al sax soprano. A completare il cast, altri importanti musicisti quali Giovanni Imparato alle percussioni, Francesco Bigoni al sax, Matteo Locasciulli alla chitarra e un quartetto d’archi della Sinfonica di Brasciov (Romania). In un brano è presente l’Ensemble Mereuer, originalissimo gruppo di plettri. La produzione e la direzione artistica sono state curate, oltre che da Mimmo e da suo figlio Matteo, da Greg Cohen che da più di venti anni, ormai, è collaboratore fisso di Locasciulli, in studio e nei concerti live.

Il titolo dell’album, Idra, compendia l’essenza ed il contenuto delle nuove canzoni: Idra è l’isola greca dove, negli anni sessanta, grandi artisti quali Henry Miller e Leonard Cohen cercarono rifugio spirituale scrivendo alcune tra le più riuscite loro opere. Idra, inoltre, è il mostro con nove teste sconfitto da Ercole nelle sue mitologiche fatiche. Le nove teste sono il simbolo di alcuni vizi capitali dell’uomo ed Ercole rappresenta l’amore in tutta la sua essenza, che è il valore che porta l’uomo alla salvezza. Questi, sinteticamente, gli argomenti toccati nelle storie che Locasciulli racconta nelle sue canzoni. Le trame musicali sono perfettamente consone alle atmosfere evocate, passando dalle classiche ballads alle contaminazioni jazzistiche prodotte dalla creatività dei musicisti che lo accompagnano in questa nuova, affascinante avventura.

Una insolita nascita di canzoni

«Il sentiero di sassi faceva come un anello e mi si avvolse intorno legandomi alla notte… Così comincia “Idra”, una bella poesia di Leonard Cohen che mi è capitato di rileggere e tradurre circa un anno fa. Idra non è solo una poesia, è un’isola della Grecia che fu riparo dell’anima per molti poeti e scrittori americani ed europei negli anni sessanta. Il nome di questa isola ha un suono semplice ma evocativo di significati davvero complessi. Idra è il nome del mostro con nove teste che nella mitologia greca fu sconfitto ed ucciso da Ercole. Nella interpretazione esoterica, poi, le nove teste rappresentano la lussuria, l’opulenza, il denaro, la paura, l’odio, il potere, l’orgoglio, la discriminazione e la crudeltà. In questa lettura Ercole è l’amore, cioè il valore che conduce l’uomo alla sua affermazione ed al suo riscatto. Idra, infine, è l’immenso mare che separa i migranti disperati da una qualunque forma di sbarco nei continenti della speranza.
È stupefacente come delle piccole coincidenze possano a volte concatenarsi fino a determinare un evento. Ma, forse, la casualità è sempre all’origine di qualunque genere di opera. Queste immagini, così insolite nei miei pensieri, hanno acceso il motore della mia curiosità. Ho cominciato a mettere una nota dietro l’altra come spinto dalla necessità di raggiungere una qualche verità attraverso la fantasia o attraverso la cronaca impietosa di questo tempo, attraverso il suono di un nome o attraverso un qualunque piccolo indizio, o anche attraverso altre occasionali complicità creative. E così, credo senza alcuna consapevolezza, mi son trovato a curiosare. Ed ho visto lo sguardo delle persone, le loro facce smarrite e quelle stampate nelle vuote e pericolose icone di questo tempo assurdo, e i loro passi sbandati a rincorrere tutto quello che non è e tutto ciò che non sarà. E in mezzo a questa processione ho visto anche i contorni della mia stessa faccia ed ho avuto paura, forse di non essere sufficientemente diverso.
Come spesso accade a chi prova paura, ho trovato rifugio nella la fantasia e nella partecipazione e probabilmente, alla fine, ho raggiunto il risultato che presumibilmente cercavo: raccontare “Idra” con tutto quello che c’è dentro ed intorno attraverso delle semplici canzoni, per fare la mia strada. Talvolta scrivere è un prodigio di autoanalisi, talvolta un fiume carsico che sprofonda e riemerge, talvolta soltanto un innocente viaggio. Avrò tempo per rifletterci. Per ora mi consola l’idea di avere fatto qualcosa di nuovo in un percorso diverso».

Mimmo Locasciulli

Categoria: Concerti, Eventuali
23 gennaio 2010
22:30

ka_bizzarro

Ritorna, nel giorno del suo compleanno, Ka Bizzarro con quel repertorio ironico e pungente che ne ha fatto un musicista estroverso e talentuoso, senza peli sulla lingua, ma così apprezzato dalla critica dopo il successo del singolo Colpa di Vasco.

Ka Bizzarro (vero nome Carmine Bizzarro) nasce a Taranto sotto il segno dell’acquario. A 15 anni inizia a scrivere canzoni e decide di fare la rock star, invece di trovarsi un lavoro serio. Trasferitosi a Bologna, fonda una cover band che per alcuni anni si esibisce in tutto il Nord Italia.

Decide poi di cantare le proprie canzoni e i suoi sforzi sono premiati: nel 2001, non si sa per quale motivo, la Warner decide di pubblicargli Kampakavallo, ma, nonostante la canzone sia in alta rotazione sui principali network (Radio Deejay, Radio 105, Radio 101 ecc…) i risultati di vendita non lasciano dubbi: le 375 copie vendute lo pongono ai vertici di uno dei più grossi fallimenti discografici del dopoguerra. La realizzazione del disco prosegue lo stesso: produce Tiziano Borghi, già tastierista di Nek, Anna Oxa, Dirotta su Cuba, Paolo Vallesi, con l’aiuto di musicisti di primissimo livello come Massimo Varini (Nek, Gianluca Grignani, Vasco, Biagio Antonacci), Giacomo Castellano (Gianna Nannini, Irene Grandi, Adriano Celentano), Olen Cesari (Simone Cristicchi), Leo Martera, Simone Marrucci e tanti altri.

Nel 2008 pubblica Abbasso e Alè, saggio sull’opera di Rino Gaetano. Nello stesso anno realizza un brano, Dekalogo, nel quale si avvale della collaborazione di Monsignor Milingo e si esibisce alla prima edizione dell’Independent Music Day, Festival Lyrics e Nat Fest.

Nel 2009 pubblica il singolo Colpa di Vasco, cantato insieme all’amico Giacomo Fusari. Nell’anno appena iniziato darà alle stampe il suo secondo libro, abbinato a un album dal vivo.

Categoria: Concerti, Eventuali
21 gennaio 2010
22:30

germano_bonaveri

Presentazione del nuovo album Le città Invisibili

Germano Bonaveri – voce
Antonello D’Urso – chitarre
Nicola Morali – pianoforte
Luigi Bruno – fisarmonica e tastiere

«Kublai Khan, lascia che ti racconti
di una qualunque di cento città,
di come il rosso di certi tramonti
possa far piangere di felicità.
Perso tra i sogni di Marco Polo
ebbe visioni chiare della vita,
l’ispirazione di un momento solo
con quella penna stretta tra le dita»

In anteprima a Il Posto la presentazione in acustico dell’atteso nuovo spettacolo di Germano Bonaveri, Le città invisibili, ispirato all’omonimo romanzo di Italo Calvino. Città invisibili perché viste con l’occhio indiscreto e curioso del viaggiatore, che scruta dettagli apparentemente invisibili. Il cantautore bolognese presenta brani tratti dal suo repertorio con incursioni poetiche nei mondi della musica d’autore italiana, da Gaber a Fossati, da De André e Guccini fino a Daolio, dando nuovo respiro e nuovo significato a canzoni che fanno ormai parte della nostra tradizione. Il nuovo album di Bonaveri, Le città invisibili (Fabbrica di Parole&Musica), molto atteso da critica e addetti ai lavori dopo il successo del precedente Magnifico, giunge a conferma del valore di questo cantautore, capace di tessere canzoni di forte impegno sociale a brani d’intensa ricerca introspettiva.

Germano Bonaveri nasce nel 1968 a Bologna. Fin da ragazzo si interessa al mondo del cantautorato italiano e straniero, iniziando anche a sperimentarsi come compositore. Un’altra passione nata in quegli anni, e che influenzerà il suo stile di scrittura, è lo studio della filosofia e dell’alchimia. Il suo fare musica si configura da sempre come una necessità esistenziale ed i suoi testi spesso rispecchiano tale condizione, intento com’è ad indagare nelle pieghe del quotidiano vivere. Nel 2001 decide di dar corpo al suo progetto cantautorale, fondando insieme a Luigi Bruno (pianista e fisarmonicista), il gruppo Resto Mancha, con il quale inciderà alcuni demo (Atto Primo, Il pagliaccio di strada) fino alla realizzazione, nel 2004, dell’album Scivola via, prodotto da Fabbrica di Parole & Musica e distribuito da Warner Music Italia. L’album incontra un buon successo di critica e ottiene ottime recensioni su testate specializzate, sia su web che su carta stampata; il gruppo si esibisce in importanti manifestazioni musicali e concerti, ricevendo sempre un riscontro entusiasta da parte del pubblico.

Nel 2007 Bonaveri collabora con Beppe Quirici affidandogli la produzione artistica del nuovo album, Magnifico, anch’esso con la produzione esecutiva di Fabbrica di Parole & Musica e distribuito da EGEA Music. Magnifico è un disco molto concreto, finalista nello stesso anno al Premio Tenco, con musiche che esprimono vigore e sacrificio, e testi ben radicati nella realtà quotidiana. Un album che è il risultato di anni di lavoro: di concerti e di ricerca musicale, di valutazioni sociali e di introspezione personale, che manifestano indignazione e impeto di ribellione per il mondo che ci circonda, ma che gettano anche un delicato sguardo sulla sfera privata ed emotiva della vita di ogni giorno, di ognuno di noi. La voce di Bonaveri, per timbrica e qualità interpretativa, sembra ereditare l’esperienza dei migliori cantautori italiani, da Guccini a De André, capace di fondere e coniugare con maestria le spinte divergenti della denuncia da un lato e dell’elegia dall’altro. Musicalmente i brani fondono e confondono consapevolmente con originalità canzone popolare, jazz, tango, passando attraverso arrembanti ritmi folk, eleganti ballate, fino a raggiungere le atmosfere raffinate ed enigmatiche degli chansonnier francesi di qualche decennio fa. E dopo altri anni di ricerca e sperimentazione ecco finalmente la pubblicazione de Le città invisibili, l’album che segna la svolta per il cantautore bolognese.

Categoria: Eventi speciali, Eventuali
19 gennaio 2010
22:00

perdere_lamore

Perdere l’amore

Corrado Augias scrive di lui: «Alberto Piccinini usa una prosa diretta che potrebbe essere cinema, sa guardare con coraggio, dando alle frasi del linguaggio quotidiano di cui son fatti i suoi dialoghi, una risonanza che, chissà perché, le fa suonare commoventi». In questa raccolta di venti scritti Piccinini racconta degli amori difficili e perduti del nostro tempo, con uno sguardo esterno appassionato, divertito e talvolta ironico.

Svogliati, dolenti, frettolosi, traditi, frustrati, incompresi, fraintesi, mercenari, amori che forse stavolta è la volta buona e amori che resto con lei (o lui) anche se non l’amo più. Amori difficili degli anni Duemila, quasi un aggiornamento sul tema affrontato anni or sono da Italo Calvino in modo simile, cioè con una raccolta di racconti apparentemente indipendenti uno dall’altro ma che si leggono come un romanzo, nell’ansia di scoprire, pagina dopo pagina, come andrà a finire: ma ci sarà un lieto fine per i personaggi di queste storie e per i lettori che inevitabilmente in essi si riconoscono? La legalistica appendice conclusiva è cinicamente beffarda, oppure è la riprova che, nonostante tutto, bisogna comunque sperare, provare, aspettare che prima o poi l’amore arrivi? Un libro sui tanti modi in cui oggi cerchiamo l’amore, per chiedersi perché facciamo sempre più fatica a trovarlo e, soprattutto, a conservarlo.

Categoria: Concerti, Eventuali
16 gennaio 2010
22:30

mike_alfieri

Mike Alfieri – sax, flauto e clarinetto
Giulio Di Nola – piano e voce
Stefano Travaglini – contrabbasso
Gianluca Nanni – batteria
Anna Valliano – voce

Lo splendido repertorio della canzone napoletana riletto in chiave jazz. È l’ultimo progetto di Mike Alfieri, per l’occasione alla guida di un ensemble d’eccezione impreziosito dalla suadente voce di Anna Valiano, nel ripercorrere brani, di ieri e di oggi, capaci di coniugare la passione, la drammaticità e l’ironia delle grandi melodie della tradizione partenopea, arricchita dagli stilemi ritmici e armonici del jazz, dallo swing al bebop, dal funky alla bossanova.

Categoria: Concerti, Eventuali
14 gennaio 2010
22:30

checco_coniglio

Checco Coniglio – trombone
Annibale Modoni – pianoforte
Paolo Ghetti – contrabbasso
Massimo Dall’Omo – batteria

Nuovo appuntamento con il jazz d’autore insieme al quartetto di Checco Coniglio, storico personaggio del jazz italiano e tra i protagonisti di My Main Man, il film di Germano Maccioni sulla storia del jazz bolognese che ha aperto i battenti, in anteprima nazionale, dell’ultimo Bologna Jazz Festival.
Checco Coniglio ha iniziato lo studio e la pratica del trombone da autodidatta nel 1956 e già due anni dopo sostituisce Amedeo Tommasi nella Panigal Jazz Band, iniziando così la sua ininterrotta collaborazione con Nardo Giardina con il quale ha fondato quella Rheno Dixieland Band vincitrice del Primo Premio al Festival di Cap d’Antibes del 1960 (al clarinetto c’era Lucio Dalla). Nel 1961 Checco Coniglio fonda, insieme a Pupi Avati e a Franco Tolomei, la Rheno Jazz Gang che vince la Coppa Radiofonica del Jazz 1961 per il Jazz Tradizionale. Tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ‘70 Checco Coniglio è stato promotore della nascita della Cantina di Via Pepoli (1969, con Gianfranco Tornelli), la Doctor Dixie Jazz Band (1972, con Nardo Giardina), il Bologna Jazz Ensemble (1977, con Jimmy Villotti).

Dal 1972 ad oggi Checco Coniglio ha partecipato a tutti i più importanti avvenimenti jazzistici con la Doctor Dixie Jazz Band e dal 2004 ha allargato la sua attività collaborando con Teo Ciavarella, Lino Patruno, Guido Pistocchi, Fabrizio Bosso, Tom Kirkpatrick, Barendt Middlehof, Jimmy Villotti, Annibale Modoni, Federico Aicardi, Carlo Atti, Massimo Davola, Piero Odorici, Valerio Pontrandolfo, Coco Tesoro, Nico Menci, Gegè Munari, Stefano Serafini, Guglielmo Pagnozzi e altri musicisti ancora. Ha partecipato, inoltre, a innumerevoli concerti e festival. Per citarne solo alcuni: Umbria Jazz (quattro partecipazioni), Grande Parade du Jazz a Nizza (1986), Festival di Bologna (prime tre edizioni), Saint Vincent (due partecipazioni), Cap d’Antibes (1960), Zurigo (1961), Dusseldorf (1960), Fano.

Nei suoi 50 anni di attività Checco Coniglio ha suonato con grandi nomi del jazz del calibro di Gerry Mulligan, Chet Baker, Jimmy e Albert Heath, Walter Davis junior, Sonny Criss, Kenny Davern, George Arvanitas, Massimo Urbani, Renzo Arbore, Paolo Conte, Johnny Dorelli, Giorgio Zagnoni, Ruggero Raimondi, Hengel Gualdi (con il quale si è esibito per 20 anni in innumerevoli concerti), Giovanni Tommaso, Gil Cuppini, Gianni Basso, Franco D’Andrea, Amedeo Tommasi, Romano Mussolini, Franco Cerri, Sergio Fanni, Claudio Fasoli, Piergiorgio Farina, Tommaso Lama, Marco Pellacani, Rudy Trevisi, Mauro Malavasi, Sergio Mandini, Ares Tavolazzi, Marcello Rosa, Gianni Sanjust, Piero Saraceni, Peter Littman, Alan Bacon, Gianni Cazzola, Felice Del Gaudio, Lele Barbieri, Paolo Benedettini, Fabio Grandi, etc…

Attualmente si esibisce in quartetto, quintetto (jazz moderno) e con la New Rheno Jazz Gang (jazz tradizionale e swing), da lui recentemente fondata. Checco Coniglio ha inciso decine di dischi, soprattutto insieme con la Doctor Dixie Jazz Band, ma anche con la Rheno Dixieland Band e la Rheno Jazz Gang.